Furino, ricordi Juve-Toro: «Quando a fine partita cantammo Parole, Parole di Mina»

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L’intervista dell’ex leggenda bianconera Giuseppe Furino nel giorno della vigilia del Derby della Mole tra Juventus e Torino allo Stadium

Una vecchia leggenda bianconera come Giuseppe Furino non si sbilancia in vista del derby tra Juventus e Torino di sabato sera. Intervistato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport preferisce soprassedere sul pronostico della stracittadina torinese: «Non ne faccio perché sono scaramantico: sulla carta non c’è partita, in Italia la Juve resta la più forte, ma è ancora in fase di rodaggio, deve trovare la sua formazione tipo. Higuain? Il gol può diventare un’ossessione. Ricordo Anastasi, stava anche mesi senza segnare. Poi arriva un rimpallo fortunato e tutto si sistema. Dybala come Sivori? Sivori era straordinario, aveva una personalità unica, in campo irrideva l’avversario, lo sfidava. Dybala è mancino come lui, è serio e professionale, in perfetto stile Juve. Mi piace».

Prosegue l’intervista di Furino: «Il derby la ‘mia’ partita? Sì, l’ho sempre vissuto molto. Quando giocavo stavo male, anche adesso odio perdere ma mi trattengo. In famiglia siamo tutti juventini: abito qui da quando avevo 12 anni, ho sposato una torinese, è stata lei a intervenire quando mia figlia mostrò una simpatia granata, per colpa dell’edicolante. Il derby che ho più a cuore? L’anno del mio primo scudetto, 1971-­72. Vincemmo quello dell’andata e pure il tricolore ma l’allenatore del Toro, Giagnoni, continuava a ripetere che avrebbero meritato loro. A fine stagione rigiocammo in Coppa Italia e all’andata la spuntammo ancora noi: a fine partita cantammo “Parole, parole, parole” di Mina. Bei tempi. Si viveva di sfottò. Con alcuni, Claudio Sala per esempio, ci vediamo ancora».