Giuseppe Furino, la furia bianconera

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© foto Giuseppe Furino

Una vita consacrata alla Juventus, quella di Giuseppe Furino, detto furia. Dal centrocampo, diventa uomo-chiave di molte partite. La sua robusta ostinazione e l’indiscussa capacità di marcare gli avversari più temibili concorrono alle vittorie della squadra bianconera per più di un decennio

Giuseppe Furino nasce a Palermo il 5 luglio del 1946 e arriva a Torino all’età di quindici anni, trasferendo nella tranquillità sabauda la veemenza del ragazzo del sud. La professione del papà maresciallo fino a questo momento l’ha portato in giro per l’Italia, ma ora il giovane Giuseppe può trovare nella Torino degli anni sessanta un porto sicuro, dove dare una svolta alla propria vita.

Mostra da subito un talento notevole per il gioco del calcio. Il ruolo di mediano è quello a lui più congeniale, ispirato dal suo idolo Luis Del Sol: è capace di marcare qualsiasi avversario e di non mollare mai la presa. Giuseppe è caparbio e travolgente, dotato di una fisicità d’assalto e di un cuore generoso verso i compagni di squadra. E poi corre, corre tanto in campo, sembra instancabile. È al contempo una “furia” e un “furetto”, come verrà battezzato dal celebre giornalista Vladimiro Caminiti sulle pagine di Tuttosport.

GLI ESORDI – Si forma e si plasma nel vivaio della Juventus, ma viene poi ceduto in prestito al Savona nel biennio 1966-1967 e al Palermo nella stagione successiva. Dopo alterne vicende e vari ruoli da centrocampista, finalmente ritrova la collocazione come mediano, quando torna a militare nella sua adorata Juventus nel 1969-1970.

Da questo momento, comincia con la Vecchia Signora una storia lunga un quindicennio, che sarà una storia felice anche a fine carriera. Con la maglia bianconera Furino guadagna un primato, eguagliato solo da Gianluigi Buffon una trentina d’anni dopo: otto scudetti vinti in campionato e giocando con la stessa squadra. Il primo nel 1971-1972, l’ultimo nel 1983-1984. Roba da Guinness.

Giuseppe Furino
Furino saluta Pat Rice nella semifinale di ritorno della Coppa delle Coppe 1979-1980 tra Juve e Arsenal

LE VITTORIE – Il suo palmarès si gonfia anche ben oltre il campionato: nel 1977 vince la Coppa UEFA, “uno dei momenti più belli della mia carriera… Il primo trofeo internazionale, dopo una vera e propria battaglia a Bilbao”, come lui stesso dichiara. Due anni dopo è la volta della Coppa Italia, sottratta al Palermo, vittoria che sarà replicata nel 1983 contro il Verona. L’anno del suo addio, il 1984, arriva anche la Coppa delle Coppe, oltre all’ottava vittoria in campionato.

IL CAPITANO – Giuseppe Furino ha anche un altro merito: è stato il capitano della squadra bianconera per ben otto anni consecutivi – che l’otto sia il suo numero fortunato? – dal 1976 fino alla conclusione della sua carriera da calciatore. Vive pienamente l’era Trapattoni e il Trap scommette molto su di lui.

Disputa ben 361 partite nel campionato italiano, quindici stagioni in tutto. Tutte in bianco e nero. I colori che gli si addicono di più, perché quelli azzurri della Nazionale li indossa solo tre volte: ai Mondiali del Messico nel 1970, alle successive qualificazioni del 1973 e poi in una amichevole contro la Bulgaria nel 1974. Un matrimonio decisamente poco riuscito, quello con la nazionale.

Giuseppe Furino
Giuseppe Furino in allenamento nel 1974

Per fortuna, invece con la Juventus la storia continua. Nel 1991 Giampiero Boniperti lo chiama di nuovo “in squadra” come responsabile del settore giovanile, incarico che Furino mantiene fino al 1998.

Da allora, sono passati vent’anni, molte vittorie e molti campioni, ma la “vita da mediano” di Beppe Furino rimane unica. Una vita lontana dai riflettori e da facili autoesaltazioni. Una vita all’insegna dell’onestà morale e intellettuale, che non dimentica le proprie origini e il senso del dovere. La storia recente lo vede un po’ assicuratore, un po’ candidato sindaco di Moncalieri, la cittadina piemontese in cui vive. E anche un po’ giocatore di golf. Oltre che nei panni di tenero nonno. Eppure, qualunque cosa faccia o deciderà di fare, in lui la furia bianconera non smetterà mai di scalpitare.