Juve attenta, è l’aspetto motivazionale il vero problema

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Nulla è ancora deciso, ma la questione motivazionale può davvero decidere le sorti di questo campionato. E naturalmente anche le scelte dell’allenatore

Nessuno vuole scendere dal carro o addirittura abdicare al titolo. Dopo tredici giornate, ad un terzo del cammino in campionato, nessuno si senta vincitore – consiglio per gli amici che hanno già prenotato la sala danze – e neppure vinto. C’è però un dato di fatto che pende a favore di chi in questo momento comanda la vetta della classifica: l’aspetto motivazionale.

A partire dall’allenatore – Sarri – che non si inventa mai nulla di nuovo. Vuole vincere ogni partita e prova a farlo sempre con gli stessi. O meglio dire con chi merita di più. Della serie i migliori giocano sempre.

L’altra faccia della medaglia è chiaramente la tenuta atletica, ma questo è un problema di tutte le squadre. Poi ci sono i giocatori sospinti dal desiderio di vincere il tricolore. Un conto è averne vinti sei di seguito, come la Juventus, un altro non aver gioito neppure per quello di Maradona per una questione anagrafica. Capirete che il vento sembra spingere più da una parte che non dall’altra.

Il problema sembra quindi essere la “pancia” piena di successi. Chi ce l’ha si sveglia più tardi ed entra in partita a suo piacimento, convinto di poter sempre e comunque recuperare. Non a caso la Juventus di questa stagione si è trovata varie volte in svantaggio e tolta qualche eccezione ha avuto la forza, la fortuna, la capacità di recuperare e di ribaltare l’esito della partita.

Un po’ quello che stava quasi per concretizzarsi anche con la Sampdoria. E qui tocchiamo il punto dolente. Applichiamo la regola di chi merita deve giocare e allora Dybala lo vogliamo sempre in campo e poi magari lo sostituisco dopo. E Marchisio? Senza impegni della Nazionale è il giocatore più fresco e utile per fare una corretta rotazione in mezzo al campo. Soprattutto dopo la pausa e prima di un impegno di coppa.

E poi, senza aver nessuno titolo onorario conseguito a Coverciano, Mandzukic e Khedira vanno rivisti e corretti. E magari non sempre impiegati. O servono coraggio e idee nuove per sostituirli o tenere anche loro – ogni tanto – in panchina? Forse è arrivato il momento di cambiare. Non l’allenatore, ma modo di giocare rinforzando la mediana e aiutando di più la difesa lontano dalla propria area magari con un 4-3-2-1. La stoffa c’è tutta mister Allegri, non solo per provare Sturaro terzino.