Juventus e Inter, belle e rivali

rugani
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Inutile negarlo. Le squadre più toste, al momento, sono Juve e Inter, oltretutto prossime avversarie in campionato

La sfida dello Juventus Stadium di domenica sera aggiungerà così qualche indicazione in più sullo stato di salute delle due squadre e sulle reali ambizioni stagionali. Dalla testa della classifica, da più di un anno, la Juventus raccoglie quanto semina, ma anche quanto lasciano per strada le dirette inseguitrici. E lo stesso ragionamento vale per L’Inter, saldamente al quarto posto dopo una lunga rincorsa valsa la settima vittoria consecutiva. Nei nove punti che le separano, anche se fra una settimana col recupero di Crotone potrebbero essere di più, c’è la fetta di insoddisfazione di Roma e Napoli schiacciate nei loro stessi sogni. Al momento restano in corsa almeno per la zona Champions, ma i contraccolpi psicologici nel dovere sempre inseguire, alla lunga potrebbero far saltare il banco. Il problema per tutte non è la Juve, ma l’ambiente dove ne covano la rivalità. L’Inter per certi versi sta provando ad uscirne fuori da questo tunnel ambiguo e controproducente, capace solo di generare alibi. Certo veder vincere sempre gli stessi crea alla lunga disagio e le cause andrebbero ricercate non nei successi altrui, ma nell’incapacità di riuscire a tenere sotto pressione il proprio gruppo evitando i consueti sbalzi di umore. Della serie, una domenica campioni e quella successiva qualcosa di segno opposto, ma in rima baciata. Spesso le responsabilità andrebbero condivise coi tifosi a cui è difficile spiegare sempre tutto.

In casa Juventus, ad esempio, l’ultima giornata di campionato ha regalato la vittoria di Sassuolo condita col sistema di gioco ultraoffensivo partorito dopo gli schiaffi di Firenze. Partita saldamente in pugno contro un Sassuolo che non ha avuto neppure il tempo per pensare a scansarsi o no (altra assurdità degli scienziati da tastiera). Qualche sbavatura in 90 minuti ci sta, sempre che non dipenda esclusivamente dall’inutile atteggiamento di superiorità di qualche giocatore, ma nell’analizzare il match non si può trascurare di porre l’attenzione sulle tante occasioni non finalizzate. Non basta vincere per azzerare le analisi scomode del post gara. E arrivo al dunque: la stretta di mano negata da Dybala a mister Allegri al momento della sostituzione. Ognuno potrà restare del suo parere, ma è giusto andare a fondo di quanto è capitato. Lasciando da parte antipatie e cuore, Dybala ha sbagliato già solo per aver avuto il tempo di premeditare il gesto. Intuendo l’avvicendamento ha mostrato sofferenza al momento in cui la lavagnetta si è illuminata col suo numero di maglia e poi con la sola stretta di mano con Pjaca e non con Allegri. Un capriccio mostrato davanti a tutte le telecamere per fortuna, in modo da evitare ridicoli ridimensionamenti. Le cause vanno però ricercate a fondo per non rimanere spiazzati. Dybala era già rimasto in panchina col Milan in Supercoppa e sicuramente si era meritato più di altri quella partita nella stagione precedente ed era poi stato sostituito sempre col Milan in Coppa Italia. Ecco allora spiegato, non giustificato, il gesto. Lo spunto nasce tra l’altro ricordando qualche passaggio delle biografie di Ibrahimovic, Pirlo (e altri) sul loro rapporto “spigoloso” con mister Max. Ripeto: Dybala ha sbagliato. Punto.

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