Juve-Genoa: decide Douglas Costa

© foto www.imagephotoagency.it

Una rete di Douglas Costa risolve il match: la Juve batte il Genoa con il minimo sforzo e resta sulla scia del Napoli.

(nostro inviato allo Stadium)La Juventus batte il Genoa con il minimo sforzo, alla ripresa del campionato di Serie A dopo la lunga sosta di gennaio. Tre punti sacrosanti per i bianconeri, che restano sulla scia del Napoli nella corsa scudetto.

LA CHIAVE DEL MATCH – Allegri propone un 4-3-3 accademico, con Lichtsteiner a chiudere la linea difensiva a destra e Douglas Costa nel tridente con Mandzukic e Higuain. I bianconeri mostrano la giusta aggressività al pronti via: atteggiamento che chiude gli ospiti nella propria metà campo, anche se i bianconeri sbagliano diversi passaggi in fase di possesso. Perin si oppone sui tentativi di Pjanic e Mandzukic, limitando i danni, ma i suoi non riescono mai ad avere una reazione vera sul vantaggio dei bianconeri.

L’EPISODIO – Basta una fiammata di Douglas Costa per sbloccare il match in favore della Juventus. Al quarto d’ora l’esterno conquista palla sulla trequarti, serve in corsa Mandzukic e si presenta a tu per tu con il portiere per insaccare a rete. Il suo sigillo in Serie A giunge sotto la Curva Sud senza tifosi, ma accende comunque lo Stadium. La rete viene convalidata dopo la verifica del VAR, situazione che fa scatenare anche l’ironia del web.

IL MIGLIORE – La protagonista in positivo del match, il migliore in assoluto, è il brasiliano Douglas Costa. L’ex Bayern, al di là della rete che sblocca il match, è il più brillante dei bianconeri sul piano dell’intensità. La rete al quarto d’ora è una sintesi perfetta tra caparbietà e lungimiranza di un giocatore sempre più calato nella nuova realtà del calcio italiano. La scelta di Allegri nel ballottaggio con Bernardeschi, che tiene banco alla vigilia, viene così premiata da una prestazione maiuscola.

IL PEGGIORE – E’ una Juventus che tiene in mano il match senza mai rischiare. Qualche sbavatura di troppo, però, Pjanic in mezzo al campo la compie. Nulla di clamoroso – anche Khedira appare lento e macchinoso in qualche circostanza -, ma il bosniaco perde facilmente qualche pallone nella prima frazione di gioco e, anche nella ripresa, non è sempre perfetto nella costruzione del gioco. Quando lui sta bene, la squadra gli gira intorno diventando devastante. E per questo gli si chiede sempre di essere perfetto.