
La Juve nelle ultime partite ha confermato delle difficoltà a gestire il vantaggio. Un problema che va avanti ormai da tempo
L’analisi del rendimento stagionale della Juve impone una riflessione profonda sui continui cali di tensione che caratterizzano le prestazioni della squadra guidata da Luciano Spalletti. Come scritto da Tuttosport, on serve alcuna sfera di cristallo per comprendere come i recenti finali di partita, a cominciare dalla sofferta trasferta europea contro l’AZ Alkmaar, abbiano evidenziato una tendenza ormai strutturale: la tendenza a spegnersi nei momenti cruciali del match.
Osservando il percorso della Vecchia Signora da una prospettiva più ampia, emerge con chiarezza un difetto ricorrente che si manifesta attraverso veri e propri blackout mentali e fisici. È accaduto in Olanda, dove i bianconeri hanno rischiato grosso nel finale, ma lo scenario ricalca fedelmente quanto visto in precedenza in campionato, come nella difficile gestione del secondo tempo a Lecce o nella rocambolesca partita di Reggio Emilia contro il Sassuolo. Che si tratti di un calo atletico, di errori individuali o dell’incapacità di chiudere le gare in anticipo, il denominatore comune resta la gestione della pressione.
In contesti complessi, la Juve fatica a trovare quel generatore d’emergenza capace di riaccendere la luce quando la situazione si complica. Mancano leader emotivi in grado di guidare il gruppo fuori dalle proprie insicurezze. A ciò si aggiungono le difficoltà in avvio di gara, ben evidenti nelle opache prestazioni contro Lazio e Genoa, dove l’approccio molle ha compromesso sin dal fischio d’inizio l’esito del confronto.
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Il problema principale risiede in una sorta di fragilità psicologica radicata nel tempo. La squadra bianconera si porta dietro il peso di vecchi traumi, rimonte subite e delusioni passate che finiscono per condizionare l’atteggiamento in campo. Quando la gara si fa spigolosa, la squadra tende istintivamente ad abbassare il baricentro, smarrendo lucidità e finendo per commettere errori di misura dettati dal timore di sbagliare.
La Juve attuale appare come un cantiere aperto, una formazione malleabile il cui volto reale cambia imprevedibilmente da una partita all’altra. Per uscire da questo labirinto di paure e ritrovare continuità ad alti livelli, mister Spalletti dovrà lavorare soprattutto sulla testa dei giocatori, restituendo certezze e la necessaria autorità a un gruppo che possiede qualità tecniche importanti ma difetta ancora nella gestione emotiva dei novanta minuti.