Moise Kean e Balotelli: storia di un paragone scomodo quanto inopportuno

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Prima bravata con la Nazionale Under 19 per il millennial di proprietà della Juventus. Il paragone è di quelli scomodi : ma ha veramente senso accostare Kean a Balotelli?

17 anni sono pochissimi. Le bravate a 17 anni si fanno, anche se ti chiami Moise Kean, anche se sei il primo giocatore del nuovo millennio ad aver esordito e segnato in uno dei cinque massimi campionati europei. Condannare un ragazzo per un’ingenuità pare decisamente eccessivo. Anche se è bene che impari, bene per lui soprattutto. Succede che nel ritiro della Nazionale Under 19 Moise Kean e Gianluca Scamacca (attaccante del Sassuolo classe 99′) vengano mandati a casa dal ct Paolo Nicolato per scherzi reiterati ai compagni di squadra. Un comportamento decisamente poco maturo, giustamente punito. Ma l’effetto mediatico che sta suscitando questo episodio è decisamente fuori controllo. Da tutta Italia sono pronti a giurare che Moise Kean sia il nuovo Mario Balotelli. I motivi? Il talento precoce, l’aspetto fisico, il caratteraccio e un procuratore in comune che risponde al nome di Mino Raiola. A Verona, la nuova casa di Moise, si parla già di “sindrome di Balotelli“. Sembra quasi che il nostro Paese abbia bisogno di trovare un altro Super Mario, un catalizzatore di gossip e attenzioni mediatiche.

TEMPO AL TEMPO – Per il bene del ragazzo, sarebbe bene aspettare prima di trarre conclusioni affrettate. Se la Juventus e l’Italia del futuro desiderano veramente un centravanti in grado di spostare gli equilibri, è giusto che non si etichetti, al primo errore, un giocatore che ha già enormi pressioni sulle spalle. Troppe volte l’Italia calcistica si affretta a incasellare giovani promesse dentro ruoli stereotipati. Il processo di crescita di un atleta deve essere accompagnato e corretto, non forzato. È necessario dare tempo al tempo; lasciar decidere al diretto interessato se da grande voglia diventare Mario Balotelli o semplicemente Moise Kean.

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