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Juve Sassuolo: 3 gol, 3 punti e 3 cose importanti

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Juve Sassuolo: 3 gol, 3 punti e 3 cose importanti. L’editoriale di commento dopo la vittoria dei bianconeri all’Allianz Stadium

Tre gol e tre punti, Di Maria splendido e Vlahovic come deve essere: oggettivamente, alla vigilia di Juventus-Sassuolo non erano tanti a ipotizzare un verdetto di questo genere, probabilmente neanche Allegri che pure si presenta sempre in conferenza stampa annunciando divertimento (che per lui significa competere, non goleade o calcio spettacolo). Il 4-0 con l’Atletico Madrid, l’infortunio di Pogba, i ricordi dell’anno precedente quando ogni vittoria nasceva con una fatica eccessiva, soprattutto in casa. Tanto è vero che per aspettare un 2-0 all’intervallo bisognava attendere la trentesima giornata con la Salernitana. Ce n’era stato uno immediato, per la verità, a Udine, annichilito poi da una ripresa che tra suicidi difensivi, saluto di Cristiano Ronaldo e 2 punti buttati via fecero crollare quell’impressione di solidità, cinismo e concretezza per la quale si era pensato: la Juve di Allegri è tornata. E invece no, non la si è più vista, neanche nella relativa continuità con la quale si era riposizionata al quarto posto. Invece, stavolta la sensazione c’è, forte e chiara: può non piacere, non convincere tutti e deve passare attraverso i mugugni del suo pubblico al primo cooling break. Ma la Juve di Allegri c’è, con 3 cose importanti. Non ancora decisive, ci mancherebbe altro, ma non meno meritevoli di complimenti di quelli che si fanno per le altre 6 sorelle.

1) Non ci sono individualità negative. Non vuole dire che la rosa della Juve sia a posto. Se fosse così, il mercato non sarebbe chiuso e se invece arriveranno Paredes e Depay significa che ci sono dei bisogni da colmare. Però è significativo che la prima azione pericolosa e il primo assist vincente abbiano visto protagonista Alex Sandro. Arriveranno serate difficili, ma intanto stasera merita applausi. E nessuno è apparso “inadatto”: troppo frettolosamente si determinano bocciature dei singoli, dimenticando che una crescita collettiva può limare tanti limiti che pure ci sono.

2) Aspettare e colpire. La Juve è questa, almeno per adesso. Il rigore preso da Vlahovic non è stato altro che il trailer di tutta una serie di 1 contro 1 che hanno permesso al serbo di tirare e trovare finalmente uno spazio vitale dove agire. Lui ha molti margini di miglioramento, nel credere nella soluzione individuale e nel capire i tagli dei compagni. Ma da oggi nessuno potrà dire che la squadra non ha il modo per innescare Dusan, come invece spesso capitava in precedenza. Allegri ha promesso 30 gol. Una scommessa impegnativa, ma sa anche che non si può raggiungere alcun traguardo se non esplode definitivamente il suo attaccante, laddove l’anno scorso si inseguiva l’utopia dei gol dei centrocampisti, non si sa se per convinzione – errata – o disperazione.

3) Allegri interventista. Il passaggio al 4-3-3 con Cuadrado a sinistra. Gli inserimenti di McKennie nella ripresa a dare profondità. L’ingresso di Kostic che appare concreto nel produrre cross ancora da capire. Lo spazio per i giovani, certo protetto dal 3-0 ma è importante che lo si sia creato. Sono aspetti della serata, tutti da approfondire giornata dopo giornata, che segnalano un Allegri nuovamente più interventista, una qualità che anche i più critici gli hanno sempre riconosciuto e che sembrava scolorita. Va salutata con felicità l’idea di una Juve che finalmente trova la sua soddisfazione nel riuscire a fare ciò che sa. Come base di partenza, anche per il morale, non è poco e cancella un’estate di leggera schizofrenia tra giudizi esaltanti sul mercato e delusioni per quanto si era iniziato a vedere alla prova del campo.

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