Le rughe della Vecchia Signora

andrea fortunato
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Chi preferisce un volto rifatto a uno naturale alzi la mano!

Non so chi realmente pensi che un volto uscito dall’intervento del bisturi sia più bello di uno rimasto allo stato originale. Per carità: “de gustibus” eccetera. Però, non ho mai capito questa ossessione per le rughe, quasi fossero un marchio di infamia. Certo, vivo anch’io in questa società e so anch’io che questa società ci vuole tutti belli, sani e soprattutto giovani. Sul fatto di essere belli e sani… beh, siamo tutti d’accordo, compatibilmente con i nostri parametri di bellezza e salute. Ma, in fatto al concetto di giovinezza, che male c’è ad essere meno giovane o “diversamente giovane”, come piace dire a me?! E soprattutto: perché prendersela con le rughe, che sono le tracce della nostra vita, i segni che il passato ci ha lasciato per ricordarci che abbiamo vissuto?

Prendiamo la Juventus: lei è una Vecchia Signora, ormai ultracentenaria. Le sue rughe sono gli scudetti e i trofei che ha conquistato nel corso della sua lunga storia, cominciata nel 1897. I suoi capelli bianchi le cadute e le risalite nei campionati che si sono succeduti. I suo denti d’oro le stelle di cui va fiera. Ha un po’ di anni, eppure è bellissima e nessuno vorrebbe cancellare dal suo volto le tracce del tempo. Ovvero, fuor di metafora, toglierle scudetti faticosamente meritati e conquistati (sul campo).

È bellissimo, se ci pensate liberandovi dai pregiudizi: le nostre rughe – così come le rughe, i denti d’oro e i capelli bianchi della Vecchia Signora – parlano di noi, rendono testimonianza della nostra storia. E, proprio per questo, ci rendono affascinanti. Quanto sono belli quei volti solcati dalle rughe, in cui ogni linea, ogni curva, ogni tracciato sembra raccontare una storia. In passato e in società diverse dalla nostra, i vecchi erano venerati proprio in virtù delle loro rughe, alias del loro passato, che tradotto intelligentemente significa esperienza, saggezza, capacità di essere e agire. Voler cancellare i segni del tempo è voler andare contro-natura: in un certo senso è come cancellare il passato, che anche se è stato doloroso e meriterebbe di essere cancellato, è pur sempre la nostra storia. Noi siamo il risultato del nostro passato, bello o brutto che sia, così come le rughe ne sono la manifestazione visibile. Il loro reticolato segna le coordinate della nostra vita, esattamente come meridiani e paralleli sul mappamondo.

Si racconta che l’immensa Anna Magnani, donna e attrice “vera”, dal temperamento e dal talento insuperabili, una volta abbia detto al suo truccatore: ”Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire”. Eccolo qui, in poche e semplici parole, tutto il senso del discorso. Che differenza tra la Magnani e tutte quelle attrici (e non faccio nomi, per non infierire sulle poverine) che si sono rovinate, nel tentativo di fermare il tempo! Donne prima bellissime, ora ridotte a mascherate grottesche, con occhi e labbra da pugile-messo-ko e con sorrisi stentati e innaturali.

L’elisir di giovinezza non esiste. Così come la perfezione, per cui è inutile ricercarla. Ben vengano gli interventi di chirurgia plastica, ma solo quando sono strettamente necessari. Ben vengano alcuni trattamenti di bellezza e salute, ma sempre nei limiti del possibile e del rispetto di noi stessi.

Per il resto, accettiamo il passare del tempo. Accettiamo le nostre rughe, anzi coccoliamole, amiamole. Sono la nostra vita. E ricordiamo che… a nessuno piacciono le facce di plastica. Per questo, la Vecchia Signora è “vera”!

Si osservò nello specchio, non si trovò nessuna ruga in più. Ce l’ho dentro, di sicuro, pensò. (José Saramago)

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