Moreno Torricelli, un Geppetto in campo

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© foto Finale Champions League 1995-96

Terzino grintoso e audace, Moreno Torricelli ha giocato nella Juventus dal 1992 al 1998 e ha dimostrato di essere un ottimo falegname del calcio

Moreno Torricelli nasce a Erba, un comune in provincia di Como, il 23 gennaio 1970. Ha da subito un rapporto viscerale con suo fratello Claudio e segue spesso le sue partite in una squadra locale. A nove anni gli arriva una proposta che ricorda ancora oggi con affetto: un allenatore gli chiede di provare anche lui a giocare. Da quel momento comincia ad allenarsi con i più grandi ed è influenzato dalla famiglia, secondo la quale il calcio è una specie di religione. Suo padre, infatti, gestisce un bar a Erba che è anche un Inter club. È così che il suo cuore diventa interista e segue con attenzione le imprese dei suoi idoli, Altobelli e Beccalossi.

L’INIZIO – La sua grande carriera comincia nella formazione Pulcini della Folgore Verano in cui rimane fino al campionato 1987-1988, a parte una breve parentesi al Como. A fine anno passa all’Oggiono, appena giunta nel campionato di Promozione della Lombardia, e dopo due stagioni sbarca in Serie D con la Caratese. L’allenatore Roberto Antonelli gli fa ricoprire il ruolo di terzino e lo sprona a partecipare a vari provini. Il quindicenne Torricelli divide il suo tempo tra il lavoro, gli allenamenti serali e le partite domenicali.

LA JUVENTUS – La primavera del ’92 segna una svolta nella sua carriera: la Vecchia Signora deve fare delle amichevoli con squadre di categorie inferiori. Molti suoi calciatori sono stati chiamati in Nazionale e così domanda alla Pro Vercelli di arruolare dei giocatori che indosseranno la maglia della Juventus per qualche partita. Il dirigente della Caratese inserisce Torricelli nella rosa dei candidati: una decisione che cambierà la vita del giovane brianzolo. Durante l’amichevole infatti c’è anche Claudio Gentile, direttore sportivo del Lecco. L’uomo riconosce subito le qualità di Torricelli, a parte quel sinistro che andrebbe rafforzato per competere a livello superiore. Nonostante ciò, stupito dalle sue doti tecniche, decide di suggerirlo a Giovanni Trapattoni, allenatore della Juventus, che si fida dell’intuizione e gli chiede di allenarsi a Torino per una settimana. Uno sbaglio, però, rischia di infrangere tutti i suoi desideri: non riceve il telegramma della convocazione per un errore sull’indirizzo e Moreno si tormenta, ritenendo che quella proposta fosse stata solo un sogno a occhi aperti. La speranza è riaccesa tre giorni prima del ritiro, quando avviene quella telefonata che lo porta a sorpresa a indossare la maglia bianconera.

L’ACQUISTO – Il ritiro è l’occasione che lui non deve lasciarsi scappare per poter affrontare i grandi calciatori che fino a quel momento ha seguito solo in tv o alla radio. Torricelli cerca di apprendere tutti i segreti del mestiere, fermandosi anche dopo la fine dell’allenamento per migliorare il suo sinistro. In testa ha un unico obiettivo: essere confermato per la trasferta in Giappone, così potrà giocare anche nel Campionato. È con questo spirito che parte per la terra nipponica, prendendosi un mese di aspettativa dal mobilificio. Se lasciando l’Italia nutre ancora un po’ di dubbi sulle porte che gli si stanno spalancando, è con il ritorno che capisce di essere il cavallo vincente. Firma il suo primo contratto con la Juventus in bianco, consapevole di essere in buone mani. Ed è proprio in estate che è acquistato per 50 milioni di lire.

GLI ESORDI – Il giovane Torricelli è spaventato nel trovarsi a giocare con dei mostri sacri come Baggio e Vialli, ma i suoi compagni lo fanno subito sentire parte della Juventus. La prima partita disputata con la Vecchia Signora dopo l’acquisto è all’Olympiastadion di Monaco per l’addio al calcio di Aughentaler, evento al quale assistono sessantamila spettatori. Il 13 settembre 1992 esordisce in Serie A contro l’Atalanta e la Juventus vince 4-1.

IL GRANDE TRAP – Con Giovanni Trapattoni ha un rapporto di stima; a lui deve tutto perché ha creduto nelle sue potenzialità fin dall’inizio. Molti ritengono impossibile passare direttamente in Serie A salendo di quattro categorie, ma lo stile inconfondibile di Torricelli mette a tacere le obiezioni. Moreno si trova a suo agio con Trapattoni, che gli parla in dialetto affibbiandogli il soprannome di Legnamè, falegname. Ma è con il nome Geppetto, datogli da Baggio, che è conosciuto da tutti come il simbolo del potere operaio bianconero. Trapattoni punta molto sulle sue capacità, infatti alla fine di ogni allenamento lo tiene a migliorare il sinistro.

TUTTI PAZZI PER TORRICELLI – In seguito alla prima giornata di campionato gioca nel ruolo di terzino destro, ma è destinato ben presto a diventare titolare fisso. La fine della sua stagione d’esordio è segnata dalla vittoria contro il Borussia Dortmund, nella finale di Coppa Uefa. Con il tempo conquista tifosi e compagni di squadra, che lo considerano uno degli idoli della Juventus per la grinta e l’altruismo. La seconda stagione conferma il trend positivo e i bianconeri arrivano secondi, prima di loro solo il Milan.

ANDREA FORTUNATO – Il momento più duro della sua carriera, a livello umano, è la morte del calciatore Andrea Fortunato, stroncato il 25 aprile 1995 dalle conseguenze di una leucemia. È un’esperienza che lo segna profondamente, in quanto erano molto legati dentro e fuori dal campo: gli fa capire che nessuno è invincibile e che è meglio vivere la giornata al cento per cento, senza andare troppo in là. Queste stesse considerazioni ritorneranno nel momento in cui la vita della moglie avrà un epilogo simile.

SOTTO LIPPI – Nel frattempo, Trapattoni lascia la panchina e a dirigere la Vecchia Signora è chiamato Marcello Lippi. All’inizio il rapporto con Torricelli è conflittuale e in un’occasione arrivano quasi alle mani in una furibonda litigata. Con il nuovo tecnico vigono il rispetto delle regole e un’abnegazione cieca. Si tratta di una gestione inflessibile, quasi spietata, del gruppo; un clima molto più teso rispetto a quello che ha lasciato il predecessore Trapattoni. Eppure è proprio in questo periodo che Torricelli vive le sue stagioni migliori: nel 1994-1995 e 1995-1996 vince lo scudetto, la Coppa Italia, la Champions League, la Coppa Intercontinentale, la Supercoppa italiana e la Supercoppa UEFA.

RICORDI – I due momenti più importanti della carriera alla Juventus riguardano la vittoria della Champions League contro l’Ajax a Roma il 22 maggio 1996. Il primo si tiene nella quarta Giornata della fase a gironi, in una partita in cui batte l’Ibrox Park per 4-0. In quell’occasione avviene il suo ultimo gol in bianconero, compiuto proprio con il sinistro visto con diffidenza da Gentile e perfezionato da Trapattoni. Il secondo risale alla finale di Roma: Torricelli gioca con una tenacia sorprendente e arriva inarrestabile a neutralizzare Kanu e Kluivert, infatti sarà eletto migliore in campo.

A FIRENZE – Nell’estate 1998 chiede e ottiene la cessione alla Fiorentina. Tra i motivi di questa decisione vi è l’arrivo di Trapattoni nel capoluogo toscano. All’inizio Torricelli si muove in un’ambiente ostile, ma dimostra sul campo le proprie potenzialità e ottiene la stima dei tifosi. Gioca lì per tre stagioni fino all’estate 2002, in seguito al fallimento economico della società.

GLI ULTIMI ANNI – Dopo un periodo senza contratto, all’inizio del 2003 passa all’Espanyol per un anno e mezzo. In questo ambiente Torricelli si sente a proprio agio e arriva ad affermare che gli spagnoli hanno una cultura diversa dalla nostra, con meno pressioni e tensioni. Nel novembre 2004 la sua carriera lo porta a tornare in Italia e milita nell’Arezzo in Serie B. Dopo ventisei presenze lascia la squadra, che grazie a lui permane in categoria. Nell’estate 2006 appende le scarpette al chiodo, non prima di essersi allenato brevemente con giocatori senza contratto.

TROFEI – A fine carriera può vantare nella sua bacheca personale tre scudetti, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane, una Supercoppa Europea, una Coppa Campioni e una Coppa Intercontinentale.

IN NAZIONALE – Tra il 1996 e il 1999 totalizza dieci presenze nella Nazionale italiana. Il suo debutto risale al 24 gennaio 1996 nell’amichevole contro il Galles, vinta 3-0. Nello stesso anno gioca l’Europeo del 1996 guidato da Arrigo Sacchi, dove disputa la celebre partita Germania-Italia 0-0 che comporta l’eliminazione degli azzurri. La sua ultima gara con la maglia della nazionale avviene il 10 febbraio 1999 (Italia-Norvegia 0-0), sotto la guida di Dino Zoff. In un’intervista successiva afferma il suo dispiacere nel non aver fatto di più in Nazionale, in quanto con Sacchi aveva davanti il fedelissimo di Arrigo Roberto Mussi e con Maldini non riuscì a splendere a causa di Christian Panucci.

ALLENATORE – La prima squadra che allena sono gli Esordienti della Fiorentina e in questa avventura è affiancato dall’ex calciatore viola Massimo Orlando. Esperienza infelice è quella con la Pistoiese in C1: durante l’esordio, in seguito a un pareggio contro il Foggia, Torricelli è espulso per proteste dopo diciannove minuti dall’inizio. Questa stagione ha un sapore amaro, e la fine non è da meno: nella partita per la salvezza è battuta dal Foligno e ciò le costa la retrocessione. Il 23 giugno 2009 lo attende una nuova esperienza: è chiamato ad allenare il Figline, squadra appena promossa in Prima Divisione. Per lui è una grande responsabilità, infatti chiede l’aiuto di due uomini fidati: il preparatore dei portieri Gianmatteo Mareggini e l’allenatore in seconda Anselmo Robbiati. Alla fine della stagione, dopo aver sfiorato i play-off, prende la decisione di lasciare l’incarico. Aosta è la città che fa da sfondo a un’altra esperienza che lui affronta con l’entusiasmo che l’ha sempre contraddistinto: nell’estate 2014 lavora per il Pont-Donnas/Hône-Arnad come supervisore delle formazioni giovanili.

MATRIMONIO – Il suo cuore è indissolubilmente legato a Barbara Cesana, sposata nel 1995. La donna lavorava come parrucchiera e capitava spesso che Alessandro del Piero andasse a casa loro per farsi i capelli. Moreno e Barbara si conoscono prestissimo perché frequentano gli stessi amici e gli stessi posti. Lui lavora con il padre nella piccola falegnameria Spinelli e sogna di giocare a calcio. Lei, timida e riservata, asseconda questa passione supportandolo in ogni occasione. All’inizio ritiene che il suo desiderio si sgonfierà nel giro di qualche anno, ma nel momento in cui Moreno passa dall’Interregionale alla Serie A si rende conto che la loro vita prenderà un corso diverso. Proprio quando i due stanno toccando il cielo con un dito, una tragica notizia, destinata ad avere ripercussioni a lungo termine anche sul lavoro di lui, li getta nella disperazione: a lei è diagnosticata la leucemia e lotta con tutte le sue forze. La speranza di un viaggio a Lourdes e l’intenzione di una delle due sorelle, Nadia, di donare il midollo osseo non sono efficaci e così si spegne il 27 ottobre 2010 a quarant’anni.

NUOVA VITATorricelli, distrutto da questo dramma, deve cercare di reagire guardando al futuro e sperando che toccato il fondo ci sia qualcosa di meglio. Tenta di ricostruire la sua esistenza partendo dagli affetti più cari, cioè i tre figli: la sedicenne Arianna, l’undicenne Alessio e Aurora, di dieci anni. Nell’estate 2014 ritrova il sorriso al fianco della seconda moglie e da lì la vita ricomincia a dargli delle belle soddisfazioni: lascia la carriera di allenatore e si trasferisce con lei e i ragazzi a Lillianes, un comune di cinquecento abitanti nella Valle d’Aosta. Il figlio Alessio gioca nelle giovanili del Pont-Donnas e quando i giornalisti chiedono al padre se seguirà le sue orme, risponde che l’importante è che si diverta.

LA FAVOLA DI TORRICELLI – Una vita intensa, la sua. Una vita fatta di sacrifici, spirito d’iniziativa e forza di volontà. La dimostrazione che il talento non basta, che per quanti ostacoli il destino ti metta davanti devi essere in grado di combattere e fare gol nella porta dei sogni. Dopo la prima partita, Trapattoni ha detto a Torricelli: «O sei pazzo o sei un vero giocatore». Il tempo ha risposto per lui.

A cura di Carlo Selvini

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