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Paolucci: «Allegri ha ragione sui giovani, do un consiglio a Soulé» – ESCLUSIVA

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Michele Paolucci ha parlato in esclusiva ai microfoni di JuventusNews24, ecco cosa ci ha raccontato l’ex Juve, che si è soffermato anche sui giovani bianconeri e sul progetto dell’Under 23

È ancora Michele Paolucci il migliore marcatore di ogni tempo del settore giovanile della Juventus, con 184 reti segnate, un Toreneo Dante Berretti ed un Campionato Primavera vinto nella stagione 2005-06. Intervistato da JuventusNews24, ci ha parlato del progetto Under 23 e della ricostruzione ‘verde’ della Juventus, soffermandosi anche sul suo progetto con i giovani in Canada.

La Juventus sta affrontando una fase di ricostruzione con molti giovani, che forse non hanno ancora la mentalità vincente di alcuni campioni del passato. Che lavoro deve fare Allegri in questo senso?
«Sono d’accordo con quello che ha detto Marchisio: i giovani della Juventus devono crescere in modo veloce. C’è stato un cambio generazionale importante e ci sono dei meccanismi che necessitano del tempo per essere appresi e creare la mentalità vincente che c’è alla Juventus. Negli anni la squadra ha perso giocatori importanti, come Pjanic, Matuidi, Ronaldo, ma anche Khedira e Higuain, che venivano dati per scontati, ma è gente che ha quella mentalità vincente; cambiarli vuol dire una struttura già ben delineata. Penso che sia la società, che Allegri avessero messo in preventivo che ci sarebbe voluto del tempo: credo che le sconfitte che sono arrivate, in gare in cui solitamente la Juve era imbattibile, siano figlie di un periodo di transizione che in questo momento sta costando punti e qualche delusione ai tifosi. È successo anche al Milan, che ha avuto qualche anno così, ma ora si sta rialzando».

A proposito di giovani, detieni ancora il record di migliore marcatore di ogni tempo del settore giovanile della Juventus con 184 gol, cosa ne pensi del progetto Under 23 e come può aiutare i giovani bianconeri a fare il salto verso la prima squadra?
«Ha ragione Allegri quando dice che i giovani devono passare attraverso un percorso formativo. Penso che l’Under 23 sia un ottimo serbatoio di giocatori per la Juve, che può seguire i suoi talenti da vicino, ma il divario con la prima squadra è ancora ampio; sarebbe importante che ci fosse anche un salto intermedio in una squadra di Serie B o in una piccola di A, perché affrontare difficoltà diverse all’interno di una partita è fondamentale per crescere. Mi rendo conto che qui in Canada sia più semplice il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra, perché il salto per un giovane è meno ampio, considerando che c’è meno tattica e non si rischia la retrocessione. In Serie A, invece, c’è la necessità di vincere e di salvarsi, che è un bene perché è un sistema più meritocratico, ma questo penalizza i giovani. È vero, però, che se un giovane ha qualità lo spazio lo trova».

Recentemente Soulé, che sta crescendo nell’Under 23, è stato convocato dalla nazionale argentina. Cosa pensi di questo talento bianconero e c’è un consiglio che daresti ai giovani che stanno affrontando il percorso nel settore giovanile?
«Conosco la storia di Soulé, mi piace l’idea di vederlo convocato in Nazionale, però sono d’accordo con Allegri: i giovani devono essere lasciati tranquilli di fare esperienza. In Serie B ci sono diversi giocatori come Fagioli o Colombo che decidono di andare a giocare lì perché ti permette di crescere e di imparare nuove situazioni anche in partita. Soulé è un prospetto molto interessante, ma va lasciato tranquillo: non tutti nascono predestinati come Messi o Valentino Rossi, è giusto intraprendere percorsi diversi, perché le luci della ribalta rischiano di bruciarti».

Tornando alla prima squadra, la prossima sfida in programma per la Juventus sarà contro la Lazio di Maurizio Sarri. Ci sarà una motivazione in più da parte del tecnico biancoceleste? Cosa vuol dire affrontare la Juve da avversario?
«Sicuramente sarà una partita particolare per Sarri, che ha vinto uno scudetto al suo primo anno in bianconero. Si può dire che la sua sia stata una storia breve e vincente alla Juventus e questo gli va riconosciuto, anche se l’addio non è stato vissuto nel migliore dei modi, soprattutto da parte sua, ma questo è anche comprensibile. Giocare contro la Juventus dà stimoli a chiunque e Sarri preparerà bene la sfida, anche perché la classifica vede le due squadre vicine ed i punti saranno molto importanti anche in ottica Champions League. Le motivazioni saranno al massimo, d’altronde è la normalità per Sarri».

Per quanto riguarda lo Scudetto, invece, Milan e Napoli hanno iniziato la stagione in quarta e l’Inter insegue. Come vedi la lotta al primo posto quest’anno in Serie A?
«Milan e Napoli sono partite molto forte e, secondo me, a livello di organico e di struttura della squadra, al momento sono avvantaggiate. Bisogna vedere cosa succederà nei prossimi mesi: anche in caso di passi falsi hanno un distacco difficile da recuperare. L’Inter è la prima delle inseguitrici, ha una rosa importante e Simone Inzaghi, che ho seguito durante il suo percorso alle giovanili della Lazio, e ormai è un allenatore di livello europeo che può competere fino alla fine. Anche l’Atalanta del maestro Gasperini mi piace molto, oramai è una bellissima realtà non solo in Italia, e come al solito verrà fuori. Sono sicuro che battaglierà per la Champions e se riuscirà ad avvicinarsi al gruppo di testa nel periodo decisivo del campionato potrà dare fastidio anche per le prime posizioni».

L’Italia non è riuscita a qualificarsi direttamente al Mondiale e dovrà affrontare i playoff. Come giudichi questo momento degli Azzurri? Secondo te c’è il rischio che la squadra di Mancini salti il Mondiale in Qatar?
«Abbiamo la memoria corta, questa è la stessa Nazionale che ci ha fatto piangere di gioia qualche mese fa per la vittoria dell’Europeo. Anche io dal Canada ho tifato e festeggiato per la vittoria dell’Italia. Chi conosce il calcio sa che è fatto di momenti e in questo momento non va colpevolizzato nessuno per le ultime partite. Non è semplice giocare queste gare, poi c’è da dire che i due calci di rigore sbagliati hanno condizionato molto, soprattutto sul piano psicofisico; anche l’assenza di un giocatore come Chiellini è stata pesante, è un giocatore fondamentale sia per la Juve che per la Nazionale. Bisogna avere fiducia, dobbiamo sostenere questa squadra che ci ha reso orgogliosi. Nel calcio di oggi c’è poco equilibrio con i giudizi, ci sarà da soffrire, ma siamo italiani e ci siamo abituati. Sono fiducioso sul fatto che andremo in Qatar».

Come ti sei avvicinato al campionato d’oltreoceano e in cosa consiste il tuo progetto con i giovani in Canada?
«Dopo essermi trasferito in Canada nel 2019 come giocatore, sono stato contattato da una famiglia italo-canadese di nome Garcea per un nuovo progetto. Giochiamo nel campionato americano, che a causa del Covid è stato interrotto, ma dovremmo tornare alla normalità il prossimo anno. Il club si chiama Manitoba Fc e gioca a Winnipeg, hanno un progetto ambizioso e mi hanno chiesto di aiutarli come giocatore e anche a livello dirigenziale; ho portato José Borg, allenatore con cui avevo collaborato durante la mia esperienza a Malta, e abbiamo lavorato nella costruzione della squadra. Adesso la società ha investito nell’acquisto di un centro sportivo e il nostro obiettivo è di creare una struttura valida anche per l’accademia. È un progetto molto importante per far crescere il movimento qui in Canada e vorremmo dare la possibilità ai nostri giovani di andare a giocare in Europa, facendo anche un’esperienza di scambio con quelli europei. Questo processo richiede tempo, ma stiamo lavorando con passione, anche in vista del Mondiale che ospiteranno Canada, USA e Messico nel 2026, vogliamo che le cose siano fatte bene. Sono contento, anche se non è sempre facile stare lontano dall’Italia: ogni tanto, approfittando della pausa, torno per ricaricare le pile. È un’esperienza formativa importante ed un porgetto che mi affascina molto».

Si ringrazia Michele Paolucci per la cortesia e la disponibilità dimostrate in occasione di questa intervista