
Come è andato davvero l’anno di Spalletti sulla panchina della Juventus: risultati, media punti e problemi vari
Il 28 ottobre 2025, a margine di un noto spot pubblicitario girato al fianco di Francesco Totti a otto anni dalla rottura,Luciano Spalletti rispondeva con il sorriso sornione di chi pregustava una grande sfida: «A chi non piacerebbe allenare la Juve». Esattamente 365 giorni dopo, il 28 ottobre 2026, la realtà presenta un conto salatissimo: travolta a Marassi dal Genoa, la Juventus si ritrova ottava in classifica a meno undici lunghezze dalla vetta e il tecnico toscano tocca il fondo della sua avventura bianconera. Nel mezzo scorrono cinquanta partite vissute su un’incessante montagna russa,passate dall’illusione di un calcio moderno e fluido al pericolo concreto di un secondo fallimento consecutivo dopo l’addio alla Nazionale.
Ultimissime Juve LIVE: le principali notizie di giornata
Ereditate le redini della squadra il 30 ottobre 2025 da Igor Tudor a sole tre lunghezze dal quarto posto, l’ex ct aveva promesso di rientrare nel giro scudetto. I numeri di un anno di gestione raccontano però una storia ben diversa: 26 vittorie, 14 pareggi e 10 sconfitte complessive, con una media in campionato ferma a 1,79 punti a partita. Un rendimento identico a quello di Thiago Motta che proietta la squadra a quota 68 punti, storicamente insufficiente per la Champions League. Più delle cifre, a pesare è l’involuzione tattica: evaporato l’entusiasmo invernale elogiato da John Elkann nella lettera agli azionisti di Exor, dopo il disastroso febbraio da 21 gol incassati in otto gare e le premature eliminazioni da coppe e campionato, la Juve è precipitata al sesto posto come ai tempi di Delneri.
Nonostante il rinnovo fino al 2028 e la rivoluzione estiva costata il posto a Damien Comolli, la nuova stagione non ha sanato le crepe. Tra un mercato fatto di dieci scommesse anziché di leader collaudati e le pesantissime assenze di Thuram, Yildiz e Locatelli, Spalletti si ritrova prigioniero dei medesimi mali: fragilità caratteriale, manovra priva di sbocchi e paura di perdere. Lo scontro diretto di domenica sera all’Allianz Stadium contro il Napoli rappresenta il banco di prova definitivo per il suo slogan «oltre la fine». Chissà se oggi, davanti al baratro, Luciano risponderebbe ancora con lo stesso entusiasmo a quella domanda.