
Il gesto da leader dei due juventini infortunati: Yildiz e Locatelli i primi a fiondarsi in ritiro al J Hotel
A sessantasette anni e dopo trent’anni passati in Serie A a misurarsi con decani come Lippi, Capello, Simoni, Zeman e Ulivieri, Luciano Spalletti non ha mai creduto che il ritiro potesse rappresentare una misura salvifica nell’era dei social. L’ultima volta che vi ricorse su spinta societaria fu nell’aprile 2022, dopo la rimonta subita a Empoli che costò lo scudetto al suo Napoli. Allora si trattò di un ritiro ‘light’ con rientro serale in famiglia; alla Juventus, invece, la serrata è totale: la squadra è blindata al J-Hotel da venerdì e vi rimarrà fino a domenica sera, quando lascerà la Continassa per raggiungere l’Allianz Stadium e sfidare proprio gli azzurri in un beffardo scherzo del destino.
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Spalletti ha chiamato a raccolta l’intero gruppo e la risposta dello spogliatoio è stata unanime e immediata. A guidare la carica sono stati soprattutto i leader infortunati: Kenan Yildiz, volto simbolo del club nel mondo, si è presentato anche con le stampelle al fianco del capitano Manuel Locatelli, il primo ad accorrere in soccorso della squadra. L’unico assente giustificato resta il secondo portiere Kamil Grabara, ancora in Polonia per la riabilitazione post-operatoria al ginocchio. Più che di sedute tattiche o dei celebri allenamenti invisibili, queste ore servono per conoscersi a fondo, cementare i legami e resettare le menti. Non a caso il tecnico non ha imposto divieti o paletti rigidi: fidandosi ciecamente dei suoi atleti, ha lasciato che a cena spuntassero perfino strumenti musicali sudamericani per ritrovare serenità e scorgere una luce in fondo al tunnel. Lo riporta Tuttosport.
Sul piano prettamente disciplinare soltanto Gleison Bremer e Chico Conceiçao sono stati richiamati all’ordine nelle ultime settimane, ma la vera ferita aperta riguarda le prestazioni disarmanti offerte sul campo, culminate nella prova inguardabile di Marassi contro il Genoa. Per Lucio si tratta di un tentativo disperato e anomalo: raramente nel corso della sua carriera ha sentito la necessità di ricorrere a un’adunata forzata per curare i risultati. Con una Juventus che sembra aver smarrito identità e certezze, l’esame decisivo e senza appello contro gli azzurri dirà se questo patto d’orgoglio è servito per salvare la stagione.