Zironelli: «Questo primo anno? Una traccia su cui ripartire»

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© foto Db Alessandria 18/11/2018 - campionato di calcio serie C / Juventus Under 23-Pontedera / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Mauro Zironelli

Parla l’allenatore della Juventus U23, in un’intervista ha risposto ad alcune domande sulla nuova esperienza in una Seconda Squadra

In un intervista Mauro Zironelli, ha risposto ad alcune domande sulla Juventus U23 e il suo cammino. Il primo tecnico a guidare in Italia una seconda squadra. Di seguito quanto rilasciato alla Gazzetta dello Sport.

GHIACCIO ROTTO – «Sì, il ghiaccio è rotto, l’importante è che intorno non righiacci tutto. Che rimanga una traccia su cui ripartire. Questo è stato l’anno 0: difficile per tutti, dalla società ai ragazzi fino all’allenatore. Ma il prossimo sarà l’anno 1: non è il mio lavoro suggerire agli altri club di fare una loro U23, ma cito solo il caso della Spagna campione del mondo 2010. Aveva 19 giocatori con 900 presenze nelle seconde squadre. Un giorno, magari, anche in Italia si farà come nell’Ajax, in cui ci sono 5-6 ragazzi che ruotano sempre tra prima, seconda squadra e Primavera: è il modello vincente».

BILANCIO SODDISFACENTE – «Io parlo del campo e sono contento. Cresciuto. Fino all’altro ieri allenavo tanti vecchi e qualche giovane, di colpo il contrario. Se questi ragazzi fossero stati mandati in prestito, non avrebbero mai fatto 20-25 presenze. Mi è stato chiesto di farli crescere: purtroppo i risultati non sono stati costanti, però ora stanno capendo quanto sia dura stare sul pezzo, dal punto di vista mentale e fisico. In C o ti adatti o muori e noi ci siamo adattati. I punti fatti sono più o meno uguali, ma tra l’andata e il ritorno abbiamo trovato intensità, voglia e agonismo».

DIFFICILE ALLENARE OGGI – «Anche su questo ho trovato difficoltà: al di là dell’allenamento, le ore che passano in campo sono molto minori rispetto al passato. Sempre attaccati a pc e telefonini, vivono in un mondo che non è reale».

MURATORE – «Innanzitutto, negli altri Paesi non c’è limitazione sui ‘vecchi’ e da noi sì. E poi gli stranieri sono pochissimi, quelli consentiti: è arrivato Mavididi perché non c’era una punta ‘98. Si parli, invece, del nostro Muratore: è qui da 13 anni e dopo due gravi infortuni non avrebbe giocato altrove. Invece, qui non si è perso, è tornato ai suoi livelli e farà un’ottima carriera. È l’esempio migliore per capire quanto sia importante il progetto».

NESSUN PRIVILEGIO – «In campo gli avversari pensano solo ad approfittare delle nostre debolezze, usano la malizia. Certo, ci chiamiamo Juventus, ma non parlerò male delle altre società: so quanto è difficile fare calcio in Serie C visto che vengo da quelle realtà».

SERVE TEMPO – «Serve tempo e pazienza. All’estero i giocatori stanno diversi anni nelle seconde squadre: un esempio è Nolito, ora al Siviglia, ma a lungo nel Barça B. Prima ho citato Muratore, ma sono tanti i giovani che alleviamo. Nicolussi Caviglia ha dimostrato grandi tempi di gioco. Di Pardo, classe ‘99, ne ha saltate poche, come Olivieri»
 

ALLEGRI – «Con Max ho giocato a Pescara: nel momento più duro mi è stato vicino, mi ha detto di star calmo.Con il suo vice Landucci ho giocato a Firenze, eravamo in campo nella finale Uefa 1990: ai tempi la Juve era una rivale, poi quando arrivi qua capisci perché vince. La concentrazione è costante, il senso di appartenenza enorme: i miei ragazzi che si sono allenati con la BBC lo hanno visto da vicino».