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Il calcio è semplice: Di Maria è un genio ma col Milan non c’è

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Il calcio è un gioco semplice: Di Maria strappa applausi contro il Maccabi, ma salterà ora la gara contro il Milan

Per una volta, potrebbe bastare per capire Juventus-Maccabi Haifa limitarsi agli episodi determinanti. Talvolta li dimentichiamo, presi come siamo da valutazioni più complesse riguardanti il gioco di squadra ed è un’analisi senz’altro fondata. A patto, però, che non si finisca per esagerare: come succede a chi applica alcuni indici e tende a dimenticare quanto fare un gol sia infinitamente più importante che creare i presupposti e non farne nessuno e si consola col bel gioco, il possesso palla o altro ancora. Il calcio ha una sua dimensione tecnica che non va dimenticata e fare bene le cose – anche quando non rubano l’occhio, non rappresentano perfettamente uno stile di gioco o una mentalità – dovrebbe essere il presupposto di base. Non so se è esattamente questo ciò che ritiene Allegri con il suo «il calcio è semplice». Sta di fatto che vedere Angel Di Maria presente praticamente in ogni occasione nei 90 minuti – a eccezione del primo tiro di Vlahovic suggerito da Cuadrado – fa pensare che la Juve abbia a disposizione un genio. La cui libertà di manovra combacia con l’idea di calcio del nostro allenatore, che quel tipo di giocatore lascia esprimere secondo il suo estro. C’è poco da dire di altro quando lo si vede suggerire la strada per la combinazione tra Vlahovic e Kostic che poi Dusan vanifica; quando traccia la linea dove Rabiot va a inserirsi per segnare una rete che mancava da una vita; quando pochi minuti dopo prova la stessa soluzione per De Sciglio. Poi, nella ripresa, dopo 5 minuti, vede uno spazio quando tutti si aspettano un servizio sui piedi per il raddoppio di Vlahovic. Gliene regala un altro sul quale il 9 pensa troppo e un altro sul quale Dusan è in fuorigioco di testa (ornai c’è anche questo, neanche Jacobs viene sottoposto a certi fotofinish…). Infine, anche da fermo calcia il corner dal quale nasce il 3-1.
Tre assist, come fanno i fuoriclasse. Una buona quantità di grandi giocate. E un bel po’ di idee che non vanno in porto e ti lasciano il dubbio che Di Maria possa fare anche di più. E che comunque basti e avanzi per il problema più grave di questa prima fase di stagione: battere le squadre inferiori. Esserci buttati via punti e sicurezze con chi è inferiore, ledendo la nostra autostima.

Se hai Di Maria, è bene connettersi sulla sua lunghezza d’onda. Molto altro da inventare non c’è, da parte di Allegri, se non lavorare per evitare di sprecare tutto questo. E qui i segnali sono positivi solo su un versante: la fortuna. Se prendi un gol e gli avversari colpiscono 3 pali, la buona sorte una volta tanto è dalla tua parte. Non resta che accettarla, ragionando sulle motivazioni di due aspetti inspiegabili o comunque non facilmente risolvibili.
Il perché siamo quasi sempre capaci di ottimi approcci e ci andiamo a spegnere invece di caricarci, passando sezioni di gara lunghissime a non fare nulla per recuperare palla: e se il calcio è semplice, Allegri e la squadra non possono non sapere che così si perdono solo energie nervose, si smarrisce il filo, si perde la possibilità di una connessione col pubblico che sei riuscito a caricare con un buon approccio.
Il perché siamo andati a sbandare non appena sul 2-0 e in totale controllo della partita il mister ha ridisegnato la squadra con un 4-2-3-1. Segno forse che non siamo in grado di gestire cambi tattici in corsa. Non possediamo la volontà di applicarci, di lavorare sul campo per provare che è possibile.

Tutto questo ragionamento, nei pregi e nei difetti, è limitato solo a una condizione che è esattamente quella verificatasi ieri sera col Maccabi Haifa. Un avversario più piccolo e Di Maria in campo. Milan-Juve non ha nessuno di questi due presupposti. Non basterà il calcio semplice per vincere, a meno di smentite che oggi mi sembrano improbabili. Il vero esame è lì, non vedo altre opzioni dall’essere promossi o bocciati.

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