Didier Deschamps, polmoni d’acciaio al servizio della Vecchia Signora

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Un centrocampista che macinava chilometri, sempre pronto a percorrere un metro in più per aiutare il compagno. Didier Deschamps, mastino della mediana bianconera dal 1994 al 1999

Nove trofei conquistati con la gloriosa e prestigiosa maglia della Juventus in cinque anni di onorata militanza: questo è il ricco bottino di Didier Deschamps, mediano francese tutto cuore, grinta e corsa che ha contribuito in modo determinante alla pletora di vittorie ottenute dalla Juve dal 1995 al 1997.

Venuto al mondo il 15 ottobre 1968, in quel di Bayonne, cittadina francese situata nel dipartimento dei Pirenei Atlantici, cresce a Cap-d’Ail, ridente paesino delle Alpi Marittime ubicato nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

GLI ALBORI DELLA SUA CARRIERA – Dopo una fugace esperienza da rugbista, Deschamps sposta la sua attenzione sul calcio iniziando a prendere confidenza con il pallone nella squadra del suo paese: l’Aviron Bayonnais. A soli 15 anni, durante la Lega di Aquitania, è osservato attentamente dagli 007 del Nantes, club con il quale sigla un contratto nell’aprile del 1983. In seguito a una permanenza biennale tra le giovanili dei gialloverdi, grazie al suo acclarato talento, è promosso in prima squadra nel 1985. Così, il 27 settembre, ancora diciassettenne, esordisce in Première Division nel fortino del Brest, in un match dove I Canarini centrano la vittoria. Con la casacca del Nantes Didier Deschamps colleziona 111 presenze, che gli consentono di farsi le ossa e di crescere parecchio.

IL PASSAGGIO AL MARSIGLIA – Nel 1989 viene ceduto al Marsiglia per una cifra di 17 milioni di franchi circa. La sua prima annata marsigliese è piuttosto insoddisfacente, poiché Deschamps racimola solo 17 apparizioni (quasi tutte a gara in corso) e un gol. Viene nominato rivelazione dell’anno dalla celeberrima rivista sportiva transalpina France Football e, inoltre, conquista il suo primo campionato, ma al contempo incontra non poche difficoltà di ambientamento con la squadra. Dunque, a stagione conclusa, decide di trasferirsi in prestito al Bordeaux.

L’ESPERIENZA AL BORDEAUX – La stagione in forza ai blu marino-bianco è estremamente positiva per Deschamps, visto e considerato che gioca con una certa continuità. Per cui, dopo aver inanellato 29 presenze, fa ritorno all’Olympique Marsiglia.

IL RITORNO IN BIANCOCELESTE – Rientrato all’OM, nel 1991, il presidente Bernard Tapie vuole sfruttare Didì Deschamps come pedina di scambio con il Paris Saint Germain per cercare di acquistare Jocelyn Angloma, ma il mediano rifiuta perentoriamente. Ergo, rimane in maglia biancoceleste diventando di fatto un tassello di fondamentale importanza. Nell’annata 1991-1992 disputa 36 partite di campionato, locupletate da 4 gol, ma soprattutto vince il suo secondo titolo da protagonista assoluto. La stagione 1992-1993, invece, è quella dell’affermazione, perché vince il terzo campionato (secondo consecutivo), poi revocato a causa dell’affaire VA-OM, famigerata vicenda sportiva di corruzione e frode in cui sono coinvolte Valenciennes e Olympique Marsiglia. Il 26 maggio 1993, con la sua squadra, scrive una pagina di storia per il calcio francese: vince la Coppa dei Campioni. Da leader e capitano carismatico conduce alla vittoria l’OM alla conquista del suo primo titolo europeo. Nella finale di Monaco i marsigliesi battono il Milan con punteggio di 1-0, e così, il Marsiglia, diviene il primo club francese a potersi fregiare del prestigiosissimo titolo di campione d’Europa. Al termine dell’annata 1993-1994 la federazione transalpina appura le responsabilità del patron Bernard Tapie nell’organizzazione dell’illecito VA-OM, per cui decide di retrocedere la squadra in D2. Questo dramma sportivo, unitamente al desiderio di Didier Deschamps di confrontarsi con un campionato molto più allenante e probante, lo spingono ad abbandonare l’Olympique Marsiglia nel 1994.

L’ARRIVO ALLA JUVENTUS – Nel maggio del 1994 il centrocampista francese approda alla corte della Juventus. Ad ottobre dello stesso anno è sottoposto a un intervento chirurgico per risolvere un problema al tendine d’Achille sinistro, operazione che lo costringe a stare lontano dal rettangolo verde per quasi metà stagione. Appena ristabilito, diventa partner inseparabile di Paulo Sousa, formando un tandem di centrocampo dal rendimento eccellente, reparto indispensabile grazie al quale la Juve raggiunge gli obiettivi scudetto e Coppa Italia, oltre a guadagnarsi la finale di Coppa Uefa persa, purtroppo, contro il Parma. Didier Deschamps è un centrocampista infaticabile, generoso, un indomabile lottare, diligente e preziosissimo dal punto di vista tattico, motivo per cui Marcello Lippi si fida ciecamente di lui rendendolo un perno inamovibile della mediana bianconera, soprattutto nella stagione successiva in cui Madama è ai margini della corsa scudetto. La presenza in campo di Deschamps è vitale anche in Champions League. La Vecchia Signora, infatti, dopo aver intrapreso un percorso incantevole nell’Europa che conta, sconfigge l’Ajax dagli undici metri il 22 maggio 1996, davanti al pubblico dell’”Olimpico” di Roma. Da quel giorno, la Juventus e lui, annoverano due coppe dalle grandi orecchie nei rispettivi palmares. Poi c’è posto in bacheca anche per una Supercoppa Italiana. Il 27 novembre 1996, dopo aver battuto il River Plate a Tokyo, Didì Deschamps e la Vecchia Signora si laureano campioni del mondo per club, alzando al cielo la Coppa Intercontinentale. Mentre il 6 febbraio 1997, grazie al positivo doppio confronto con il PSG, Didier gioisce per l’aggiudicazione della Supercoppa Europea. Con 26 gettoni di presenza e un gol, contribuisce, inoltre, al ventiquattresimo tricolore di marca juventina e all’approdo in finale di Coppa dei Campioni contro il Borussia Dortmund, dove la Juve esce sconfitta. Nell’annata susseguente conquista il suo terzo scudetto e la seconda Supercoppa Italiana, oltre a disputare la terza finale consecutiva di Coppa Campioni, la sua quinta finalissima europea in sei anni. La stagione 1998-1999 è tribolata sia per lui che per la compagine bianconera, poiché i risultati stentano ad arrivare, pertanto Lippi lo rimuove gradualmente dalla schieramento titolare. Dunque, a causa di un’annata orfana di successi, la prima senza trofei da quando veste il completo della Juventus, Deschamps decide di porre fine alla sua militanza bianconera.

LA FUGACE PARENTESI CON IL CHELSEA – Il 21 giugno 1999 trova l’accordo con il Chelsea allenato da Gianluca Vialli, suo ex compagno di squadra ai tempi della Juve. A Londra riabbraccia Marcel Desailly, suo grande amico. Con i Blues totalizza 27 presenze e un gol, ma il punto apicale della sua esperienza in Inghilterra è rappresentato dalla vittoria della FA Cup. Tuttavia Didier Deschamps fa fatica ad adattarsi al calcio inglese, ragione che lo convince a trasferirsi al Valencia a stagione terminata.

L’ADDIO AL CALCIO GIOCATO CON LA MAGLIA DEL VALENCIA – Sbarca in terra spagnola per un ammontare di circa 2,7 milioni di sterline. Qui gioca solo otto incontri per via di innumerevoli infortuni. La sua squadra disputa la finale di Champions League, a “San Siro”, contro il Bayern Monaco, ma Deschamps non scende in campo e assiste alla sconfitta del Valencia dalla panchina. Nell’estate del 2001 decide di appendere definitivamente le scarpe al chiodo.

LA NAZIONALE FRANCESE DA CALCIATORE – Ventenne, viene convocato per la prima volta in assoluto da Michel Platini in Nazionale, precisamente nel 1989. Il 29 aprile debutta nella sfida contro la Jugoslavia valevole per le qualificazioni ai Mondiali ’90 in Italia. La sua carriera con la casacca transalpina comincia in uno dei momenti peggiori per il calcio francese. I Bleus non accedono clamorosamente ai Mondiali, all’Europeo del 1992 rimangono inchiodati a zero punti e, come se non bastasse, mancano l’appuntamento anche con la Coppa del Mondo del 1994. Ma è con l’approdo di Jacquet sulla panchina dei galletti che cambia la musica, specialmente per Didier Deschamps. Il nuovo commissario tecnico inizia a rifondare la squadra in ottica Europeo del ’96, consegnando la fascia di capitano ad Eric Cantona. Però, nel gennaio del 1995, la stella francese è sottoposta a squalifica (della durata di nove mesi) dopo aver sferrato un calcio a un tifoso del Crystal Palace, reo di averlo offeso mentre abbondonava il terreno di gioco a causa di un cartellino rosso. Pertanto, non potendo contare su Cantona, Jacquet opta per una rivoluzione copernicana della formazione, che comporta l’esclusione degli “anziani” Papin e Ginola, in favore di giocatori che poi avrebbero costituito la generazione d’oro. Ebbene, questa drastica scelta indirizza il CT nell’affidamento della fascia di capitano a Deschamps per l’incontro amichevole con la Germania. Didì si impone immediatamente come leader della Francia, conducendola sino alla semifinale di Euro ’96, dove la Nazionale transalpina è superata ai rigori dalla Repubblica Ceca, conseguendo, di fatto, il suo miglior risultato dal Mondiale del 1986. Nel 1998, da capitano e uomo-guida dello spogliatoio, accompagna i galletti alla conquista della loro prima Coppa del Mondo. Nel 2000, sempre con la fascia da capitano sul braccio, vince l’Europeo e permette ai transalpini di diventare la seconda Nazionale, dopo la Germania Ovest del 1974, a detenere contemporaneamente titolo mondiale ed europeo. In semifinale con il Portogallo raggiunge il traguardo delle 100 presenze con la casacca della Francia. Il 2 settembre del 2000 veste la maglia dei Bleus per l’ultima volta, in una partita allo “Stade de France” contro l’Inghilterra, concludendo la sua avventura con 103 presenze e 4 gol.

LA NUOVA VITA DA ALLENATORE – Il 9 giungo 2001, quasi trentatreenne, siede sulla panchina del Monaco. Alla sua prima stagione da tecnico Didier Deschamps fallisce praticamente tutti gli obiettivi prefissati. La squadra del Principato chiude l’annata con un mesto quindicesimo posto, mancando il vero traguardo stagionale, ossia la qualificazione in Champions. In Coppa di Francia i monegaschi vengono eliminati dal Nimes, compagine di D2, perdendo così l’opportunità di accedere a una competizione europea. Nell’annata successiva, nonostante le gravi problematiche di natura economica del club, Deschamps guida il Monaco a un lungo testa a testa con il Lione, in campionato, perdendo il titolo solo alle ultime giornate. Il 17 maggio 2003 conquista il suo primo trofeo da allenatore, battendo in finale di Coppa di Lega il Sochaux per 4-1. L’anno dopo stupisce tutti in seguito a un’estate tribolata a causa della retrocessione in Ligue 2, per via dei problemi finanziari della società poi ripescata. Infatti, la compagine diretta da Didì, inizia a mietere successi sia nella massima serie francese che in Champions League. Nel corso dell’edizione 2003-2004 della coppa dalle grandi orecchie la sua formazione incanta l’Europa, sciorinando un calcio sfavillante. Arriva primo nel girone travolgendo, tra l’altro, per 8-3, il malcapitato Deportivo La Coruna. Dopo aver eliminato agli ottavi la Lokomotiv Mosca, Didier Deschamps e i suoi sbattono fuori dalla competizione addirittura il grande Real Madrid, con il quale escono sconfitti al “Bernabeu” per 4-2, ma rimontano nel return match con risultato di 3-1. In semifinale, invece, i suoi ragazzi hanno la meglio sul Chelsea, guadagnandosi quindi la finale, poi persa 3-0, contro il Porto di Mourinho. La quarta stagione sulla panca del Monaco è estremamente negativa, perché dopo un buon avvio di campionato, i biancorossi sono tagliati fuori dalla lotta al titolo ed eliminati agli ottavi di Champions League dal PSV Eindhoven. Terminano al terzo posto e strappano il pass per il preliminari di Coppa Campioni. Nel settembre del 2005, a seguito di quattro sconfitte in sette partite di Ligue 1, e susseguentemente all’eliminazione nel preliminare di Champions con il Betis Siviglia, Deschamps sceglie di rassegnare le dimissioni.

IL RITORNO ALLA JUVE DA TECNICO – Il 10 luglio 2006, dopo la vergognosa sentenza dovuta a Calciopoli, l’allenatore francese torna sotto la Mole per guidare la Juventus in Serie B, retrocessa d’ufficio. Didier Deschamps deve fare i conti con una squadra depauperata dall’abbandono di molti top player, tra i quali, Zambrotta, Thuram, Cannavaro, Emerson, Viera, Ibrahimovic, praticamente un vero e proprio esodo, ma al contempo può fare affidamento su fuoriclasse assoluti, rimasti ugualmente anche in cadetteria, come Buffon, Chiellini, Camoranesi, Del Piero, Nedved e Trezeguet. Al fianco di questi campionissimi lancia giovani di belle speranze tipo De Ceglie, Palladino, Marchisio e Giovinco. L’avvio di campionato non è brillante, ma la Vecchia Signora risale prontamente la china, raggiungendo l’aritmetica promozione in Serie A a tre giornate dalla fine. Il 25 maggio 2007 si dimette dall’incarico, peraltro lasciando la sua postazione a due partite dal termine.

SULLA PANCHINA DEL MARSIGLIA – Il 5 maggio 2009 Didier Deschamps è il nuovo Mister dell’Olympique Marsiglia. Il 27 marzo 2010 vince la Coppa di Lega francese grazie a un netto 3-1 sul Bordeaux, mai conquistata prima dall’OM, nonché un trofeo giunto dopo diciassette anni di digiuno. Il 5 maggio 2010, sconfiggendo il Rennes 3-1, in concomitanza con il K.O. dell’Auxerre nella tana del Lione, il Marsiglia ottiene il nono titolo della sua storia, diciotto anni dopo l’ultimo trionfo. Il 28 luglio 2010 conquista la Supercoppa di Francia superando per 5-4, dal dischetto, il Paris Saint Germain. Nel dicembre 2010 è nominato allenatore francese dell’anno da France Football, prestigioso quotidiano sportivo transalpino.

IN NAZIONALE FRANCESE DA COMMISSARIO TECNICO – L’8 luglio 2012 viene scelto dalla federazione transalpina per dirigere i galletti. La Francia si qualifica al Mondiale 2014 grazie a una vittoria, ottenuta ai play-off, contro la Nazionale ucraina. I Bleus accedono ai quarti di finale, ma vengono estromessi dai Mondiali per mano della Germania, che si impone per 1-0. Il popolo bianconero ha ammirato e osannato Didier Deschamps per cinque anni, dal 1994 al 1999. Didì non è stato un calciatore che ha scaldato il cuore dei tifosi juventini per giocate di pregevole fattura, ma per il suo spirito d’abnegazione, la sua personalità, la voglia matta di sudare per la maglia. Insomma, un combattente nato, un autentico stacanovista del centrocampo, un uomo simbolo che ha incarnato a perfezione l’identikit del vero gladiatore juventino.

(di Stefano Dentice)

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