Fagioli avverte il Real Madrid: «Youth League? Vogliamo arrivare a Nyon» ESCLUSIVA

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Il talento classe 2001 della Juve Primavera: «Poche hanno una squadra completa come la nostra». Nicolò Fagioli in esclusiva su JuventusNews24

In una parola: leader. Nicolò Fagioli lavora sodo nei laboratori di Vinovo per diventare un grande calciatore. Di tanto in tanto, si concede anche una full immersion alla Continassa, con i fuoriclasse. I piedi però restano per terra, la testa concentrata sugli obiettivi del presente. E la sfida con il Real Madrid, negli ottavi di finale di Youth League, è la prima in ordine cronologico. Di questo e molto di più, il talento bianconero classe 2001 ne ha parlato in esclusiva su JuventusNews24.com

Nicolò e il calcio, quando è scoppiato l’amore e dove l’hai cullato?
«Già a due anni giocavo a calcio con mio papà, poi a cinque ho cominciato nella squadra del paese insieme a mio fratello che è un classe 1998 e dunque, dal quel momento, mi sono misurato sempre con ragazzi più grandi. A 8-9 anni sono andato al Piacenza, in quel periodo la prima squadra militava in Serie B. Dopo tre-quattro anni lì, mi sono trasferito alla Cremonese con cui ho giocato tre anni. E dunque sono arrivato alla Juve».

Chi ti ha accompagnato in questa passione per il calcio?
«Mio papà giocava a calcio quando era giovane, mi ha trasmesso lui questa passione così come quella per la Juve».

Quali esperienze ricordi con piacere e quali ti sono tornate più utili per arrivare in bianconero?
«Ricordo un torneo con il Piacenza a Pontedellolio, feci due gol contro la Juve: penso da lì cominciarono a interessarsi a me. Poi un’amichevole, sempre con la Juve, questa volta a Vinovo, sette-otto anni fa: giocavo nella Cremonese, finì 1-1 e feci gol. Poi Gigi Milani mi portò qua».

Com’è fu l’impatto iniziale con questa realtà?
«All’inizio era tanto diversa rispetto a dove giocavo prima, anche se alla Cremonese c’era un grande centro sportivo, uno dei pochi belli in Italia. Vinovo però è stupendo. A livello organizzativo, come staff e dirigenti, qua è tutto un altro mondo, sei seguito mille volte di più. A livello tecnico non ci sono eguali, alla Juve tutti gli allenatori ti mettono a disposizione le loro qualità».

Dall’Under 17 alla tournée estiva con la prima squadra, dopo qualche settimana Allegri disse «questo ragazzo vede calcio, è un piacere vederlo giocare». Un ottimo attestato di stima!
«In tournée avevo avuto l’opportunità di giocare contro dei campioni come Robben, Alaba, Bale, Asensio e tanti altri. Già lì avevo capito cosa voleva dire giocare con i grandi: è completamente diverso, c’è più tensione e tanti stimoli. Quando Allegri disse questa frase, io stavo giocando con la Primavera a Vinovo contro la Sampdoria, a fine partita leggerla mi rese molto felice».

Dalla scorsa stagione fai la spola tra Seconda squadra e Primavera, questa cosa ti arricchisce o a volte ti mette in confusione?
«In Under 23 c’è la possibilità di giocare con i grandi, soprattutto a livello fisico c’è una grande differenza e si migliora tanto, direi che arricchisce molto. In Primavera, invece, stiamo facendo una stagione importante, aver centrato gli Ottavi di Youth League è stato molto importante e con il Real Madrid sarà una sfida bellissima».

La sfida europea e l’ambizione di tutti

Ecco, avete centrato la storica qualificazione agli ottavi di Youth League, che partita sarà con il Real Madrid?
«Gli stimoli sono quel che sono, è una partita che si prepara da sola, credo sarà una delle più belle di questa stagione. La squadra ha voglia di giocare questa gara e di riscattare l’uscita di scena dalla Coppa Italia in semifinale. Il nostro obiettivo è quello di arrivare a Nyon, speriamo di farcela».

Il progetto 2002 in Under 19 sta anche mettendo in vetrina tanti giovanissimi, dove potete arrivare al termine di questo campionato, quando riprenderà?
«Molte squadre in campionato schierano fino a cinque fuoriquota e la differenza di uno-due anni in questa categoria si vede, sia a livello fisico che di esperienza. All’inizio abbiamo un po’ sofferto questo aspetto, poi ci siamo adeguati. Abbiamo fatto gruppo, anche grazie allo staff tecnico e i risultati sono arrivati in poco tempo. I nostri 2002, come i 2001 che hanno dato una mano a far comprendere la categoria, sono davvero forti. Credo che poche abbiano una squadra così completa. Non è un caso che, a parte la trasferta di Empoli, non perdiamo da tante partite. Guardando la classifica, Atalanta e Cagliari si sono leggermente distaccate e sarà difficile riprenderle, noi dobbiamo puntare al terzo posto in questo momento occupato dall’Inter, per poi giocarci le finali».

In Under 23 vi aspetta invece la finale di Coppa Italia di Serie C, sarebbe il primo trofeo in due anni di storia del progetto, ci avete pensato?
«Dopo la prima partita di andata contro la FeralpiSalò sapevamo che potevamo farcela, perché avevamo preso gol negli unici due tiri in porta da parte loro, mentre noi ne avevamo sbagliato clamorosamente quattro-cinque. Eravamo anche consapevoli delle difficoltà per ribaltare la situazione ma dal momento che siamo riusciti a farlo, adesso, abbiamo capito che quando vogliamo possiamo giocare contro chiunque. Viviamo partita dopo partita, prima di giocare per la Coppa Italia resteremo concentrati sul campionato quando riprenderà, poi ci sarà la Ternana e non vediamo l’ora: sarà una partita importante».

Quest’anno che progetto è in Under 23? Sembrate tutti più consapevoli della categoria…
«L’anno scorso il progetto era nato all’ultimo, la squadra era stata fatta in pochi giorni e quindi era più difficile fare qualcosa di importante. Quest’anno si vede proprio che c’è un cambiamento a livello di gruppo, siamo più uniti e si percepisce anche quando giochiamo. Qualche volta dovremmo vincere più partite e prendere meno gol stupidi, sotto questo aspetto ci vorrebbe un po’ più di esperienza, dobbiamo migliorare».

Cosa mi dici dell’evoluzione nel tuo ruolo negli ultimi anni? Che giocatore pensi di essere e come ti vedi nel futuro?
«In questi anni ho provato tutto: ho giocato da esterno, poi seconda punta, trequartista, mezzala e dunque play. Credo anche in futuro il mio ruolo sia davanti alla difesa, dove mi trovo bene e riesco a esprimermi meglio toccando tanti palloni. In alternativa, riesco bene anche da mezzala».

Adesso un giochino: Una parola per ciascuno degli allenatori che ti hanno allenato nelle ultime stagioni

Pedone?
«Fiducia. Perché lui mi faceva trovare tanta fiducia dentro di me e cercava sempre di mettermi nelle condizioni migliori per giocare».

Zauli?
«Deciso. Lui quello che vuole lo raggiunge. E comunque ci inculca nella testa gli obiettivi che dobbiamo avere e ci mette nelle condizioni per poterli raggiungere facendoci migliorare giorno dopo giorno in allenamento. Se qualcuno si allena male, lui si arrabbia tantissimo. E questo, secondo me, è molto importante».

Pecchia?
«Esperienza. Ha già lavorato in altre squadre importanti: ha fatto il secondo al Real, ha allenato Ronaldo, ha fatto il vice al Newcastle e il primo all’Hellas Verona. Si vede che ha esperienza per come prepara ogni partita e per come le sa gestire con i cambi. Capisce i momenti e sa sempre cosa dire nei momenti opportuni».

Mi vuoi dire tu qualche allenatore che ti ha dato qualcosa nel tuo percorso di crescita?
«Sacchini in Under 16 mi ha aiutato tanto. Lui disse che il mio ruolo poteva essere davanti alla difesa. Cominciai a farlo da gennaio di quella stagione, mi trovai bene e da quel momento ho pensato anch’io che potesse essere il posto ideale per me. E poi Grabbi, anche se personalmente ho incrociato solo da collaboratore tecnico, che mi ha insegnato a tirare le punizioni, a fare i cross e a come mettere il corpo in alcune circostanze».

Cosa è per te il mondo Juve?
«Io tifo Juve da quando sono piccolo. La prima volta che sono andato ad allenarmi con la prima squadra è stata una cosa straordinaria. Non vedevo l’ora di allenarmi con i grandi. Sono qua da cinque anni e sono davvero tanto felice. Ricordo all’inizio che non vedevo l’ora di avere delle foto con questa maglia. Adesso la vivo con maggiore maturità».

Chi c’è sempre stato nei momenti difficili che hai superato?
«Mia mamma e mio papà, sempre. Ogni tanto andavo a casa, quando non andavo venivano a trovarmi. Quindi stavo con loro, stavo bene e staccavo un po’ la testa dagli allenamenti o partite, perché comunque qua siamo tutti i giorni sul campo».

Uno sguardo alla Continassa

Prendiamo la rosa della prima squadra, chi vorresti essere?
«Pjanic. Mi piacerebbe essere lui».

Con qualcuno di loro ti sei mai confrontato per avere consigli utili?
«L’anno scorso, dopo un primo periodo di conoscenza con i giocatori della prima squadra, ho cominciato a parlare con loro e in tanti mi hanno dato dei consigli. Pjanic mi diceva le giocate che dovevo fare e che dovevo vedere prima. Matuidi mi diceva che dovevo puntare a rubare il posto a uno di loro, che doveva essere quello il mio obiettivo. Ronaldo mi ha aiutato molto quando ho avuto il problema al cuore e mi hanno operato, provando a farmi spiegare meglio le mie sensazioni allo staff medico. Con Dybala parlo spesso quando vado in prima squadra. E anche con Douglas Costa ho legato abbastanza».

Ti pesa a volte l’etichetta di promessa che ti chiede di dare inevitabilmente qualcosa in più degli altri?
«Non mi è mai pesata la responsabilità, però mi dà tanto fastidio quando non riesco a dimostrare quello che valgo. Dopo una partita, se non ho giocato bene, indipendentemente dal fatto che magari abbiamo vinto, ci sto tanto a pensarci. Se invece ho giocato bene, son felice e vado a rivedere gli errori che ho commesso. Non soffro il fatto di essere uno dei più vecchi della Primavera, o comunque con più esperienza».

Hai un “grazie” da poter recapitare: a chi lo mandiamo?
«A Gigi Milani per avermi portato alla Juve quando potevo andare all’Inter, mi ha convinto lui a venire qua. Mi ha seguito due-tre anni. Quando venivo ad allenarmi una volta al mese, mi portava allo Stadium e a mangiare fuori. E’ una persona fantastica».

Si ringrazia l’ufficio stampa di Juventus e Nicolò Fagioli per l’intervista concessa.

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