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Perché Allegri punta molto su Rabiot e McKennie nella sua nuova Juve – ANALISI TATTICA

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Allegri ha speso parole importanti su Rabiot e McKennie in conferenza. Ecco perché saranno importanti nella sua Juve

L’incisività di McKennie

Tra le molte cose dette nella conferenza di presentazione, Allegri si è lasciato andare ad elogi verso Rabiot e McKennie, giocatori che secondo lui possono segnare molto di più di quanto fatto fino ad ora. In effetti, ragionando sul centrocampo a 3 che il tecnico toscano ha sempre fatto vedere, entrambi sembrano avere caratteristiche idonee. A differenza di altri allenatori che mettono palleggiatori tra le linee, Allegri ha sempre prediletto mezzali quantitative e dotate atleticamente. Giocatori più di corsa, bravi a correre e a buttarsi dentro senza palla. Ciò è una conseguenza anche del modo in cui le sue squadre hanno sempre rifinito. Le formazioni di Allegri, a differenza di Sarri, palleggiavano poco per vie centrali: si vedevano anzi tanti cross e cambi di campo, con le mezzali costantemente dentro l’area di rigore. Basti pensare a Khedira e Matuidi, che accompagnavano sempre le punte nei cross.

Si capisce quindi come mai Allegri abbia fatto questi due nomi. Come abbiamo scritto molte volte, McKennie in questa stagione ha drasticamente cambiato le proprie caratteristiche rispetto al mediano difensivo visto in Germania. Il texano è diventato principalmente un incursore, con spiccate doti offensive. Attacca gli spazi e riempie l’area nei cross, è praticamente una punta aggiunta. Ciò era palese soprattutto nelle partite in cui Dybala e Ronaldo giocavano insieme: con loro due che tendevano ad allontanarsi dall’area di rigore, era spesso McKennie che riempiva il centro dell’attacco, compensando i movimenti dei compagni. Con 0.28 Expected Goals ogni 90′, è stato uno dei principali finalizzatori bianconeri.

 

 

Considerando quindi i molti cross che vediamo nelle squadre di Allegri, non c’è dubbio che McKennie possa portare gol e pericolosità, come già abbiamo visto nell’amichevole contro il Cesena. L’allenatore livornese ha sempre prediletto questo tipo di mezzala.

La corsa di Rabiot

Su Rabiot, che già aveva chiuso molto bene la stagione, il discorso segue logiche simili. E’ un calciatore che finore incide in situazioni diverse da quelle che si era ipotizzato all’inizio.  Il francese si esalta quando può correre e sfruttare così il suo strapotere fisico. Soffre  invece quando deve palleggiare sotto pressione (uno degli ultimi svarioni è stato il rigore  concesso al Sassuolo nel match del Mapei, dove l’azione è nata proprio da un brutto disimpegno di Rabiot), ma al contrario incide quando parte in conduzione. Soprattutto nel finale di annata, i suoi break in campo aperto erano una delle risorse offensive più importanti di una Juve più a proprio agio quando attaccava sul lungo. Al contrario, si faticava quando doveva muovere con più pazienza la palla per aprire una difesa schierata.

Per esaltare le sue caratteristiche, Pirlo aveva fatto modifiche tattiche, rendendo asimmetrica la mediana  del 4-4-2 bianconero, con una diversità di compiti tra Bentancur e Rabiot. Quando la Juve rifiniva a destra, ossia sul lato di Cuadrado,  Alex Sandro rimaneva più stretto e bloccato: al contrario, Rabiot si buttava dentro, aggredendo l’area sul secondo palo in modo che nei cross la Juve potesse sfruttare le sue qualità fisiche.

Si vede chiaramente nella slide sopra. L’ala sinistra (Chiesa) occupa l’area, mentre Alex Sandro (fuori inquadratura), rimane più basso e stretto. E’ quindi il mediano sinistro, Rabiot, che va ad attaccare l’area.

Rabiot dà il meglio di sé non nel palleggio (anzi, è inaffidabile), bensì quando può correre, senza pensare troppo. Alla luce del fisico, della sua conduzione e della crescita nell’attaccare gli spazi, anche il francese può fare bene nel sistema di Allegri. Se su Arthur ci sono molte più incognite, al contrario Rabiot e McKennie sono il prototipo di mezzala che Allegri ha sempre saputo sfruttare. Non sarebbe insolito aspettarsi diversi gol da entrambi.