Pogba Juve, Raiola: «Paul vuole vincere al Manchester United, ma…»

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Mino Raiola fuga tutti i dubbi sul futuro di Paul Pogba: per l’agente, il centrocampista francese resterà al Manchester United

Mino Raiola fuga tutti i dubbi sul futuro di Paul Pogba. L’agente, al Telegraph, ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni.

«Penso che Paul sia davvero tornato a casa. Paul sarebbe potuto andare da un’altra parte. Ma ha scelto con tutto il cuore di tornare a casa. Paul è una persona molto, molto gentile. Paul vuole avere successo e essere felice e vuole vincere premi e gli piacerebbe farlo con il Manchester UnitedC’erano stati grandi interessamenti da parte del Real Madrid, ma il Manchester United non l’ha fatto partire. Non ho creato caos su questa cosa, e non l’ho fatto perché io lavoro in collaborazione con il giocatore. Pogba avrebbe voluto lavorare con Zidane, credo che la connessione tra loro due poteva essere importante nella storia del calcio francese».

Non sono mancate però le critiche nei confronti del club inglese: «Serve una figura specifica, un direttore sportivo. Qualcuno che faccia da raccordo tra squadra, allenatore e proprietari, che possa stare tra più lati. Serve questo tipo di specialista perché l’allenatore non ha tempo di contattare gli scout, di gestire altri impegni. Mi sembra che lo United sia carente in questo senso. C’è un centrocampista più forte di lui al mondo? No. Se arrivi a questa conclusione, l’altra conclusione naturale è: puoi arrivare a qualcuno più forte di lui se lo vendi? No. Non lo troveresti. Se la squadra trova una sua identità, Paul è il giocatore ideale. Se vuoi giocare con due o più centrocampisti non c’è nessuno migliore di Paul».

Infine un commento sulle esternazioni di Gary Neville sul francese: «Paul non è il ragazzo di cui parla Gary. Dovrebbe vergognarsi di questo, di quello… ma vergognarsi di cosa? Lavora ogni giorno, fa il massimo. Non si lamenta del fatto che non giochi in Champions League. Non è perfetto? Nessuno lo è. E’ responsabile dei fallimenti del club? Sì, si sente così. Se sei parte della squadra, ti senti responsabile dei suoi fallimenti».

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