FIGC, Tavecchio torna a parlare: le verità dell’ex presidente

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Carlo Tavecchio è tornato a parlare. L’ex presidente della FIGC ha voluto svelare le sue verità sul mondo calcistico italiano

Carlo Tavecchio vuole dire la sua verità. L’ex presidente della FIGC, dimissionario dopo l’esclusione dell’Italia dal Mondiale nei play-off contro la Svezia, ha rilasciato una lunga intervista a Il Corriere dello Sport.

Ecco le parole dell’ex presidente Tavecchio: «La sera prima della partita con la Svezia chiesi a qualcuno di cui non farò il nome: “Quanti napoletani pensa che ci saranno domani allo stadio? Glielo dico io, trentamila, e tutti quanti vorranno vedere Insigne. E allora tragga lei le conclusioni”. Insigne non giocò, non lo vollero in campo. La sera dell’uscita dal Mondiale mi assunsi la responsabilità dell’apocalisse, spiegai ai miei che non avrei nemmeno convocato il consiglio. Cacciati dopo sessant’anni, le dimissioni furono un atto dovuto e sofferto, molto sofferto. E certo non mi preoccupai dell’aspetto economico, visto che il rimborso spese era di 1.180 euro al mese. Il presente è un calcio dormiente. E irregolare. Un calcio che il 31 maggio indicò alle società che avevano disputato i playoff le modalità per i ripescaggi, versamenti, gli 800mila euro, graduatorie e altro, e il 13 agosto, ovvero due mesi e mezzo dopo, spiegò che aveva scherzato, che non se ne faceva niente, calpestando tutte le norme… Assurdo. Se lei apre i miei cassetti in via Allegri trova il progetto che avevo in mente per rendere sostenibili i campionati e l’attività della Nazionale: 18 squadre in A, 20 in B e due gironi da 18 o 20 in C. Ventiquattro o ventotto squadre in meno e inoltre, importante, anzi determinante, l’accesso alle proprietà e i bilanci controllati da un organo terzo esterno alla federazione, una sorta di Banca d’Italia. Altro che organo endofederale».

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